Vetro e alluminio non più nel cassonetto ma utilizzati per il risparmio energetico e la riduzione del volume di rifiuti: è questa la “ricetta” del cosiddetto vuoto a rendere, un sistema che in moltissimi paesi esteri non è mai stato abbandonato e che ora si progetta di riportare anche in Italia.
La prova è l’avanzamento di un disegno di legge presentato alla Camera a dicembre 2009, approdato questo mese al Senato: un passo importante verso un futuro eco sostenibile, utile per ridurre le enormi quantità di rifiuti che il nostro paese produce ogni giorno.
Il progetto strategico si chiama Vetro indietro , vede coinvolti Italgrob, Fipe-Confcommercio, Legambiente e le aziende leader nel settore della produzione di bevande, e prevede benefici ambientali ed economici, con la riduzione della Tarsu e dell’iva.
Una breve panoramica sull’estero: in America il sistema vuoto a rendere è in vigore in 12 stati, dove ha diminuito fino al 70 per cento i rifiuti di lattine, cartoni e vetro. In Germania e nei paesi Scandinavi il sistema del vuoto a rendere è una prassi rimasta immutata nel corso degli anni.
In Italia la prassi del vuoto a rendere potrebbe essere reintrodotta con l’istituzione di vere e proprie filiere di recupero degli imballaggi, con la creazione di moderni sistemi di cauzioni e soprattutto con l’incentivo, per i soggetti aderenti, di sgravi fiscali sulla Tarsu e dilazioni di pagamento dell’IVA.
In Italia la produzione di rifiuti urbani aumenta di anno in anno: come previsto dalla nuova direttiva europea, entro il 2013 il nostro Paese dovrà un Programma nazionale di prevenzione rifiuti che dovrà prevedere la diffusione delle buone pratiche locali e soprattutto azioni nazionali strutturali. Il ritorno del vuoto a rendere va proprio in questa direzione, perché riciclare una bottiglia integra consente un risparmio energetico cinque volte superiore alla fusione del vetro rottamato e permette di riutilizzare un contenitore più di cinquanta volte.
Fonte: newsfood.com
