Avevamo anticipato l’iniziativa nel nostro blog a gennaio: ora, il DM 82 di aprile 2011 ha sancito la nascita di un nuovo sistema, che prevede la responsabilità, per chi produce o importa pneumatici, della loro raccolta e recupero.
Quali sono gli obiettivi di questo provvedimento?
- intercettare il 100% dei pneumatici fuori uso, per scoraggiare ed eliminare flussi illegali e non controllati di questo materiale.
- sviluppare impieghi nuovi ed esistenti del materiale, che offre numerose potenzialità di reimpiego
- ottimizzare e rendere efficiente il sistema

Questo sistema, che prevede la responsabilità dei produttori, è già in vigore in altri paesi europei, ad esempio Spagna, Francia, Portogallo, Svezia e Norvegia: ciascuna garantirà la gestione di PFU per una quota corrispondente a quanto immesso sul mercato nell’anno precedente. Tale responsabilità può essere assolta direttamente dalla aziende o attraverso “strutture associate”.
Fra circa 3 mesi inizierà il ritiro gratuito dei pneumatici fuori uso presso gommisti, autofficine, sedi di flotte di veicoli su tutto il territorio nazionale: seguirà l’invio dei PFU raccolti agli impianti di trattamento e/o di valorizzazione.
Ecopneus effettuerà raccolta, valorizzazione e monitoraggio dei PFU pari ai quantitativi di immesso nel mercato del ricambio dai principali produttori/importatori in Italia.
Ecco gli obiettivi di raccolta:
- entro il 2011: 25% di recupero rispetto al quantitativo immesso nel 2010
- entro il 2012: 80% di recupero rispetto al quantitativo immesso nell’anno solare recedente
- dal 2013: 100% di recupero rispetto al quantitativo immesso nell’anno solare precedente
Ogni anno in Italia si producono circa 380mila tonnellate di pneumatici fuori uso: fino ad oggi circa il 20% di questi PFU veniva raccolto ed avviato ad impianti per il recupero del materiale, circa il 50% finalizzato a recupero energetico e il 25% si immetteva in circuiti non controllati, perdendone le tracce.
In Italia sono circa 50 le aziende che trattano, con diverse modalità e caratteristiche, i PFU e alcune centinaia i trasportatori autorizzati operanti. Sono invece ancora poche le aziende che lo utilizzano in nuovi impieghi, per esempio nella realizzazione di arredi urbani, edilizia, pavimentazioni stradali.

